La magia del ritorno

La magia del ritorno
Sulle tracce del Mago di Oz di Frank Baum
Carla Stroppa
2024
14,5x21
Moretti&Vitali
ISBN: 9788871865478
18,00 euro

La fiaba di Baum, il Mago di Oz, contrariamente all’intenzione dell’autore di offrire ai lettori – bambini e adolescenti – un’opera solo “per meravigliare e divertire”, viene affrontata con un approccio fuori dal coro.
Con una scrittura raffinata, di soglia fra letteratura e psicoanalisi, l’autrice accompagna il lettore e lo guida ad acquisire progressivamente la capacità di superare il linguaggio letterale per approdare a quello simbolico.
Così quello che neanche Baum immaginava viene a galla e, man mano che l’autrice si addentra nella trama, emergono tematiche di notevole interesse per la psicologia del profondo e per la vita in generale.
In modo avvincente, senza giudizio e senza ricorrere a concetti psicopatologici, la lettura di questo racconto ci accompagna, attraverso un processo magico e non razionale, nel viaggio di ritorno all’integrità del Sé dopo la frammentazione psichica indotta dal trauma della solitudine. Il viaggio di ritorno è simile alla magia dell’inconscio che si esprime attraverso avvincenti metafore, basate sulle illusioni dell’anima e su proiezioni che non sono da superare, ma da comprendere nel loro significato psicologico. Infatti i personaggi non rinunciano alla loro illusione, neanche di fronte all’evidenza, realizzando il loro desiderio con la mediazione del mago che, per certi versi, diviene una figura del Doppio d’Ombra dell’analista.
Ritornare a casa (a se stessi) è primariamente un processo magico che va oltre la consapevolezza, la quale sopraggiunge solo in seconda istanza e solo se la coscienza si allontana abbastanza dalla sua storia reale, entrando nella surrealtà dell’immaginazione simbolica.
L’autrice accosta il racconto con empatia, lontana da schematismi, ma giocando con l’intuizione in una sorta di visionarietà surreale che la porta a passare da un livello all’altro di ideazione e di linguaggio.
Il libro, di agevole lettura, interessa un vasto pubblico: da psicologi e psicoanalisti, a educatori e amanti della letteratura di qualità.
Recensioni
Nazione indiana
Da un mondo mediano
di LUCIO SAVIANI
Nota su La magia del ritorno di Carla Stroppa
Sono tornato al mio paese abbandonato
dal quale fui lontano otto anni
Ma chi chiamare?
Con chi dividere la triste gioia
di essere ancora vivo?
Nessuno qui mi conosce
e mi ha dimenticato da tempo chi mi ricordava
S. Esenin
In ogni cosa viva
c’è un’impronta segnata a fondo
dalla prima infanzia
S. Esenin
La magia, l’astrologia, l’alchimia e la mistica neoplatonica varcano la soglia di quella casa comune che è la cultura del Moderno proprio attraverso la nascita della scienza moderna. Keplero e Copernico erano anche astrologi, così come anche maghi furono Bruno e Campanella. La stessa rinascenza umanistica aveva ripreso molto più l’ermetismo che l’antichità classica.
Come, cinquant’anni fa, già Giorgio Agamben ebbe a segnalare in Infanzia e storia, è solo perché l’astrologia e l’alchimia avevano stretto insieme il “cielo” dell’Intelligenza e la “terra” dell’esperienza individuale e la mistica neoplatonica ed ermetica aveva annullato la separazione aristotelica di noūs e psyché, solo per questo, che la nuova scienza moderna poté porre a proprio fondamento un soggetto unico, quell’ego sostantivato che riuniva in sé l’Intelletto separato e il soggetto dell’esperienza e che avrebbe sostituito l’anima della psicologia cristiana e il noūs della metafisica greca.
Individuo questa questione come centrale nel libro di Carla Stroppa, soprattutto nelle pagine in cui essa emerge in modo tale da poter essere posta nei termini più rigorosi: una critica della Magia (e dell’astrologia) non può che implicare anche una critica della scienza.
Ma è naturalmente uno soltanto dei molteplici temi che Carla Stroppa come sempre lascia emergere dalla sua scrittura, e nelle dense pagine di questo suo ultimo lavoro essi si incrociano in percorsi lineari quanto chiaramente labirintici.
Il mio dialogare con il pensiero di Carla Stroppa (attraverso libri, seminari, dialoghi) e la lettura dei suoi testi sono per me ogni volta esperienza di reticolo e lampeggìo, di rimando e individuazione, di sonda e avanzamento. L’abitare la soglia, il ritorno a casa, o il tornare dell’immagine della casa (la “medesima casa” dell’anima e del cervello, il ritorno alla “casa del Sé”, come già nelle primissime pagine di questo libro), l’essere fuori-posto, i fantasmi all’opera, l’illusione: ritornano e si affacciano i temi di altri lavori di Carla Stroppa, insieme a quello su cui negli ultimi tempi ci confrontiamo con passione e grande vicinanza: il dis-sentire.
Ma qui ho iniziato proprio con la questione della magia, così presente già nel titolo e nel sottotitolo del libro. Continuo dunque con il genitivo presente nel titolo. Un genitivo soggettivo o oggettivo? O entrambi? La magia che è propria del ritorno o il ritorno come oggetto di magia? Qui “magia” per Carla Stroppa (la cui analisi del racconto di Baum è, per me, in tutto solidale con la questione magia/scienza moderna da cui siamo partiti) è un nome par parlare di un particolare quanto preciso mondo ‘mediano’: un “mondo intermedio, a dire quello spazio psichico di continua transizione tra sensibile e intelligibile, immaginazione e realtà” – spazio intermedio dell’anima è, per Henri Corbin, il “magico” – e, scrive ancora Stroppa, “il mondo intermedio, ossia il mondo simbolico”.
Questo mondo intermedio è, come Carla e io abbiamo indagato in altri nostri lavori, il mondo del Gioco, dove realtà e irrealtà trapassano una nell’altra, e dello Pseudos. Quest’ultimo può significare sia “menzogna” che “falsità”, o anche “inganno” e “frode”, così come “invenzione poetica”. È proprio nella complessa dimensione dello pseudologico che si è alle prese con lo sfuggente, reciproco attraversamento di reale e irreale, con lo spostamento ripetuto dei confini tra realtà e apparenza, con incursioni a sorpresa tra il visibile e l’invisibile, e dunque con il mondo del Meraviglioso.
Un mondo mediano fatto di cielo e di terra, carico di sostanze leggere e volatili, abitato da esseri umani e da spiriti, a volte anche da esseri bizzarri caduti dal cielo ma solo perché erano lì sospesi su una mongolfiera.
Alba e crepuscolo insieme, a farsi interprete di questo mondo è Hermes, messaggero ma anche ladro, bugiardo e truffatore (come lo Pseudos). Dio intermedio e sempre transitorio, instabile, Hermes è seduttore in quanto attrae, svia, allontana e confonde. Dio delle soglie, dei margini e dei limiti, non è inflessibile e non è autoritario, bensì giocoso e, unico nel suo genere, non è violento.
Hermes è l’omologo greco del dio egizio Theuth. Nella Farmacia di Platone Derrida parla di Theuth come archetipo di Hermes: “egli non si lascia assegnare un posto fisso nel gioco delle differenze. Astuto, inafferrabile, mascherato, cospiratore, buffone, come Hermes, non è un re né un servo; una specie di joker piuttosto, un significante disponibile, una carta neutra, che dà il gioco al gioco (---) È il dio delle formule magiche che pacificano il mare” (il corsivo è mio).
È infatti Hermes ad essere evocato da Carla Stroppa e ad aleggiare in queste pagine, anche nelle sembianze parodiche del mago/illusionista di Oz: “Mitologicamente il mago è un figlio del dio greco Hermes, il più imprendibile, contraddittorio e inventivo fra gli dèi. Il mito lo evoca come dio della magia nel bene e nel male è il grande mentitore capace di inganni distruttivi o sublimi. Illusionista per antonomasia, grande conoscitore di passaggi segreti, custode di tutte le soglie e delle analogie di senso Hermes si colloca all’origine dell’arte e della poesia che si manifestano sempre sulla soglia tra realtà e finzione. Il Mago di Oz è una sua umile e grottesca raffigurazione”.
È estremamente significativo che Carla Stroppa evochi Hermes proprio nella pagina in cui sta parlando del “meraviglioso” e del fare ritorno a casa, del ritorno a Sé. Ricordiamo qui la sottile ma decisiva differenza tra i significati di “meraviglia” e “stupore”: la meraviglia è una reazione improntata a incredulità, mentre lo stupore è uno stato d’animo provocato da qualcosa di inatteso che lascia increduli e disorientati. Stupore è anche arresto della motilità volontaria, associato a torpore dell’attività ideativa e a distacco dalla realtà esterna. Così, meraviglia fa riferimento al sorprendente, al mirabile e al prodigio, mentre stupore indica sbalordimento e torpore, assenza di capacità ricettiva, quindi stupidità e insensatezza.
“Meraviglioso” è proprio l’aggettivo sparito come d’incanto nelle numerose edizioni e successive trasposizioni ma presente nel titolo originario della fiaba di Baum Il meraviglioso Mago di Oz, aggettivo che Carla Stroppa riporta in primo piano chiamandoci ad interpretare come kairòs da cogliere il fare ritorno a casa e ad esperire, di quel ritorno, la vera e autentica magia.
Corriere della sera

Classici. Oz e Merlino: cosa si nasconde dietro lo specchio della magia
Paolo Lagazzi martedì 18 giugno 2024
Due celebri personaggi della narrativa per ragazzi (e non solo) analizzati in chiave psicoanalitica: dietro simboli e allegorie si nasconde una profonda riflessione sul senso della vita
I racconti magici e fiabeschi che hanno nutrito nei secoli l’anima dei bambini – e continuano a nutrirla nonostante l’assedio feroce del disincanto – non possono ridursi a un catalogo univoco di gusti condivisi. Conosco chi non ha mai amato Pinocchio. Per quanto mi riguarda, la storia del Mago di Oz pubblicata da Frank Baum nel 1900, poi rinarrata in mille modi (anzitutto negli altri tredici libri ispirati al mondo di Oz, scritti dallo stesso Baum fino a creare una vera e propria saga; quindi in molti musical e film, tra cui il celebre Wizard of Oz di Victor Fleming con Judy Garland protagonista; infine attraverso un’enorme serie di traduzioni, anche nel linguaggio dei fumetti e dei videogame), non mi ha mai incantato da piccolo. Mi pareva che quella favola moderna sprigionasse qualcosa di sgradevole, acidulo e contorto.
Il Mago di Oz, un'odissea dell'anima
Lo Spaventapasseri e il Boscaiolo di Latta sembravano proiettare su tutte le vicende di Dorothy delle ombre dure e puntute, dei bagliori secchi, graffianti o metallici. Avevo torto, ma per capirlo ho dovuto leggere un libro di Carla Stroppa La magia del ritorno. Sulle tracce del Mago di Oz di Frank Baum (Moretti & Vitali, pagine 208, euro 18).
Originale figura di terapeuta junghiana, saggista innamorata di tutte le screziature dell’immaginazione, la Stroppa ha composto di recente uno studio sul Mago di Oz non solo acuto sul piano ermeneutico ma capace di farci riscoprire i doni di stile di quest’opera, la sua grazia paradossale, il suo humour funambolico, l’allegria surreale e circense delle sue trovate.
La qualità cruciale del racconto di Baum che Carla Stroppa sa mostrarci è il suo essere insieme una tessitura di figure leggere e un’avventura ricca di senso, una “piccola odissea”. Attraverso e oltre le superfici traslucide e sghembe dei luoghi e le silhouette bizzarre dei personaggi, la lettrice allieva di Jung sa riconoscere nel Mago di Oz una sorta di parabola di smarrimento e ritrovamento dell’anima: il volo di Dorothy nel vortice di un ciclone dal Kansas all’Altrove è il simbolo icastico di uno strappo dell’identità causato da un trauma nella vita della bambina. Il suo cercare un aiuto prima nell’amicizia con lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Latta e il Leone Codardo, poi nei presunti poteri del Mago di Oz, è la messa in scena di un percorso di guarigione che permetterà infine a Dorothy di “tornare a casa” più luminosa e lieta, vibrante di un sentimento nuovo dell’esistenza.
La dote maggiore della piccola protagonista è il suo non arrendersi mai ai timori, ai dubbi e alle ombre, il suo insistere a credere nella forza dei sogni, il suo custodire una fiducia primaria nelle possibilità della vita di rigenerarsi. Poco importa se i suoi tre accompagnatori nel cammino verso il regno di Oz appaiono goffi, limitati e sbilenchi: in essi, fin dall’inizio, Dorothy sa intuire doti “umane” molto più rilevanti di quanto essi stessi riconoscano in sé. Poco importa, poi, che il sovrano di Oz non sia un “vero” mago ma solo un modesto illusionista: per quanto egli usi dei poveri trucchi per apparire il Re delle Metamorfosi, l’innocenza di fondo del suo carattere e l’umile ma radiosa matrice circense dei suoi effetti assicurano ai suoi gesti quella magia terapeutica e pacificante che conoscono e sanno trasmettere solo i poeti, o quei poeti sui generis che sono, o possono essere, i folletti dell’aria, gli arlecchini, i giocolieri, gli acrobati. Le azioni scenografiche del “mago” riescono davvero a far credere allo Spaventapasseri, al Boscaiolo e al Leone di aver finalmente acquistato ciò che più desideravano, e che in realtà avevano già senza saperlo: un cervello, un cuore e uno spirito intrepido. A sua volta Dorothy, illuminata dall’inconsistenza del finto mago come da un’incomparabile lezione di leggerezza, sa percorrere fino all’estremo un cammino fluttuante fra la terra e il cielo per ritrovare la sua dimora nel mondo, la sua intima verità.
Proprio come Dorothy, tutti coloro che, malgrado le prove del dolore e del male, riescono a preservare la fede nei doni lievi e vagabondi della poesia, nella bellezza gratuita degli incontri e nella magia liberatoria della fantasia potranno sempre, prima o poi, “entrare nel regno dei corpi sottili” per riscoprire il miracolo di essere vivi.
Recensione di Nadia Scappini

Tornare a casa
Un messaggio da Eugenio Borgna
Mia cara Carla ti sono infinitamente grato di avermi fatto avere questo libro bellissimo dal titolo affascinante e che dimostra la originalità e la profondità, la freschezza e la luce che irradiano da tutti i tuoi testi.
Non posso non dirti ancora una volta, la mia stupefatta ammirazione per questi testi che rivelano la tua cultura vastissima, la tua immaginazione creatrice e la tua chiarezza narrativa. Uno dei tuoi libri che leggo e rileggo e che restano splendenti nella mia memoria e nel mio cuore.
Mia cara Carla i ricordi degli incontri che abbiamo avuto sono sempre vivi nel mio cuore e complimenti per i libri che pubblichi e che sono espressione di una scelta legata alla tua cultura e alla tua capacità di analisi testuale. Molto bella anche la copertina ricolma di fascino e di memoria.
Un saluto augurale dal tuo
Eugenio
Recensione Andrea Bisicchia - Libertà
Recensione di Francesco Roat
Commento di Danila Chiesa
Con molto piacere ho letto il tuo libro. E’ splendido, l’ho trovato in sintonia con la mia anima: è un incontro fra anime! Calore, passione e pietas risuonano come perle scintillanti in tutto il libro e invitano l’anima a vivere in pienezza ancora e ancora, nonostante la fatica, la delusione e il patire che contrassegnano il vivere quotidiano, chi più chi meno, di tutti di noi.
La bellezza e l’amore attraversano il libro e orientano con sapienza e speranza il cammino di ciascuno in continua ricerca.
Danzare come funamboli sulla corda della vita, sperimentarne il dolore e la finitezza, ma scegliere sempre e sempre di continuare a danzare al sole e alla luna, è entrare nella pienezza della vita. Thoreau in “Vita nei boschi” ci dice frasi incoraggianti che tutti noi conosciamo per aver visto ”L’attimo fuggente”: “Andai nei boschi per succhiare il midollo della vita…per non arrivare alla fine dei miei giorni e aver scoperto di non aver mai vissuto…andai nei boschi per vivere in saggezza e in profondità …due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta”.
Quand’anche, come bene ci dice Emily Dickinson:
Era così piccola la barca
Che vacillava giù nella baia.
Era così cortese il mare
Che l’invitava ad uscire!
Era così ingorda l’onda
Che la succhiò dalla costa.
Non l’avrebbero mai immaginato, le vele maestose,
che la mia piccola imbarcazione s’era persa!
E se il mare in tempesta ci circonda di buio, o lo smarrimento e il non senso della vita prepotentemente ci afferrano, il prezioso libro ci ricorda che c’è sempre una speranza che ci attende, una strada lungo la quale camminare, certamente la meno frequentata, la meno condivisa dai più, tuttavia è una strada personale, autentica, la propria piccola strada che ci può condurre verso casa. E’ la strada lastricata di preziose pietre smeraldine in cerca del meraviglioso Mago di Oz il cui incontro può restituire bellezza e incanto alla vita.
Recensione di Carla Lomi
In viaggio con Dorothy
di Davide D'Alessandro. Huffington Post 29 marzo 2024
Recensione di Mariapia Barraco
Un libro di una cultura immensa e di luminosa ampiezza poetica.
A Carla, con l'affetto del cuore e la stima di sempre!
Mapi
“[…] se non si riconoscono i luoghi della propria anima non si riconosce nulla, e la vita non farà risuonare nessuna musica, perlomeno nessuna buona musica”.
Carla Stroppa, La magia del ritorno. Sulle tracce del Mago di Oz di Frank Baum, Moretti&Vitali 2024
Suggestivo nella sua linea magica e unico nella sua trama spiraliforme, si presenta il libro di Carla Stroppa, che, “Sulle tracce del Mago di Oz”, tra nodi e snodi della narrazione, ci racconta dell’Anima poetica nella sua valenza individuativa.
Nel saggio dell’autrice, Dorothy, protagonista e personaggio immaginario dell’opera di L. Frank Baum, è l’“immagine/funzione femminile poetica, immaginativa, trasversale e trascendente”, che aleggia nel meraviglioso mondo della ricerca di sé e di “veri compagni di viaggio”.
La fiaba di Baum diventa anche traccia metaforica per descrivere quei disturbi di personalità che lasciano la psiche vuota e disorientata, in quel divenire che può rivelarsi “vitale o alienante”.
L’incontro di Dorothy con il “Il Mago di Oz” annuncia la presenza salvifica del salvatore, portatore di luce e in grado di dipanare l’intrigata matassa del destino. E qui, per certi aspetti, l’analista è anche il Mago che porta in sé il germe dell’enantiodromia, che scrive Carla Stroppa, “veicola un rovesciamento di prospettiva.[…]. Non è detto che ci riesca, e neppure che sia costretto a farlo:non è onnipotente ed è meglio che lo sappia. Anche l’analista ha bisogno del tocco mercuriale di chi conosce i sentieri trasversali e le aperture segrete. Ha bisogno delle sue maschere e dei suoi travestimenti. Anche lui ha bisogno del mago e della mediazione della strega buona: ancora e sempre l’anima, questa funzione profondamente femminile della psiche, orfana e disorientata in un mondo di bieco materialismo e avvilente pseudo-intellettualismo scambiati per “realtà dei fatti”.
La magia, catalizzatore dell’intuizione e dell’immaginazione, prende dimora in uno spazio intermedio, ovvero, evidenzia l’autrice, in quello “spazio nel quale per Jung, nella scia di un’importante tradizione letteraria e spirituale, prende dimora e parla l’anima, questa entità sconosciuta nella modernità disincantata”.
Nelle pagine del saggio, tra un capitolo e l’altro, “Lo Spirito del Tempo” viene analizzato con pensieri fecondi, dove i registri del sapere colgono il mondo simbolico insieme alle immagini che, come un fiume in piena, erompono nelle ombre inquietanti del degrado dell’uomo e della sua umanità.
I sapienti filosofi dell’immaginazione, inclusi nel vastissimo calderone delle scritture magiche, da Apuleio a Zoroastro, da Pitagora a Empedocle, da Socrate a Platone, da Henry Corbin a Gustavo Rol, animano la trama e il suggestivo viaggio di ritorno che attraversa i ponti delle illusioni, delle proiezioni, della solitudine, del trauma.
Dorothy, che intraprende il viaggio verso la Città degli Smeraldi, immersa nella natura dal colore verde come quello della magia, manifesta un tipo di realtà psichica che ha sperimentato un trauma precoce, per cui dovrà affrontare ogni “Ombra” e ogni figura del Vero e Falso Se’ che incontrerà lungo il suo viaggio.
I personaggi, ovvero il Boscaiolo di Stagno senza cuore, lo Spaventapasseri senza cervello, Il Leone senza coraggio, che accompagnano Dorothy per raggiungere la meta, nel significato psicoanalitico rappresentano quelle parti della personalità che, deputate a proteggere l’Io/Sé e a preservare lo spirito personale dell’individuo, esprimono la necessità della connessione tra pensiero, sentimento e coraggio, pena le scissioni interne, gli ingressi nelle caverne oscure della psiche.
Carla Stroppa ci invita a viaggiare nel teatro del meraviglioso e, contemporaneamente, a partecipare allo spettacolo dello stesso teatro, poiché lo spettatore è anche l’attore di quel viaggio in cui cerca e ricerca, parte e riparte, spera e muore, si trasforma per rinascere.
Nella prospettiva junghiana il viaggio del ritorno a casa implica l’incontro con il male “quale dimensione ontologica dell’esistenza”.
Ma quale intelligenza ispira o salva la vita nel tornare alla casa dell’anima e alla completezza compromessa dai cicloni e dai venti contrari che hanno impedito il viaggio meno buio della Psiche?
Da qui i riferimenti a Henry Corbin, Federico Faggin, Marco Guzzi che, scrive l’autrice, “concordano sull’ intelligenza spirituale - che si contrappone all’intelligenza artificiale - e oltrepassa la materia, giunge allo spazio intermedio nel quale, per dirla con Corbin “Si corporizzano gli spiriti e si spiritualizzano i corpi”.
“In buona sostanza, ritornare a casa dopo essersi persi è un’ impresa assai ardua”, tuttavia conferisce valore al viaggio del senso dell’esistenza, senza dimenticare che “il destino, a dispetto di tutti gli sforzi di volontà, fa la sua parte”.
Un profondo ringraziamento all'amica Carla Stroppa che, inaspettatamente, mi ha concesso il privilegio e l'onore di leggere il libro prima della pubblicazione nelle librerie.
