Recensione di Maria Pia Barraco

“Sulla soglia di casa. Abitare tra sogno e realtà, Moretti&Vitali Editori, 2019” di Carla Stroppa, autrice di molti saggi e psicoanalista junghiana, risuona come testo speculare in cui ciascun lettore, scorrendo le pagine del libro, può rivedere la propria  casa reale e/o ideale; riappropriarsi di quei sogni dove la casa o le case oniriche si riconoscono come un susseguirsi di pittogrammi che interagiscono ed abitano il nostro mondo interno.

Il saggio segue uno stile, le cui atmosfere poetiche e musicali offrono ricordi costellati dalle esperienze che imprimono ai diversi piani del proprio habitat percorsi di vita e di partecipazione agli eventi, in un continuo et-et di trasformazione.

La casa, “immagine della soglia fra il dentro e il fuori “, diviene rifugio ed esplorazione per aprire porte e finestre del proprio mondo interiore ed esteriore.

In termini metaforici, nelle stanze della casa interna ed esterna, risuonano i passi felpati di chi vi abita; si annidano singolari miti di cui ciascuno è portatore, lasciando spazio a oggetti come cimeli da custodire, arredi come beni preziosi da conservare, tramandare, traslocare.

Cos’è casa? Scrive l’autrice, “la casa è una necessità essenziale e, né più né meno, è un pericolo essenziale. Ci si può perdere sia rimanendo sempre dentro che cercando sempre fuori e sia dentro che fuori ci si può salvare”.

Casa: immagine archetipica, rifugio di ventre materno, spazio di prigione, ambiente di fuga, sorgente di calore, luogo dell’ anima, luce di desideri, fluente contenitore e contenuto, dove si incuneano riti e tracce dell’avventura della propria esistenza, e dove ogni soglia superata è un passo in avanti e ogni gradino salito è sempre nuovo e sempre diverso.

Nel libro di Carla Stroppa non si è mai soli; si trova la propria casa d’infanzia e tutte le dimore che, in qualche modo, ci hanno accolto e ospitato nel corso dell’esistenza, che richiede trasformazione, cambiamento interiore e continui processi di rinascita.

A partire dal dipinto di Magritte, copertina del libro, il lettore incontra e dialoga con poeti, letterati, filosofi, psicoanalisti e pazienti, cercando immagini della casa natia: focolare di necessità individuale e sociale, guscio protettivo e ristoro dell’anima.

L’autrice, riprendendo “La ricerca simbolica” di Edward Whitmont, racconta di casi e case interessanti che, nella relazione paziente-terapeuta, attivano simboli vivi, elementi indispensabili allo sviluppo della coscienza.

Le stanze oniriche della casa diventano luogo di percorso di conoscenza di sé e – come scrive l’autrice – “approdi a una trasformazione dello sguardo con cui si vede se stessi e la vita”.

La casa, luogo dell’anima, permette di vedere sempre qualcosa di nuovo, di vitale e in continua evoluzione, poiché ogni luogo che abitiamo è un giardino interiore che dimora tra realtà e immaginazione, tra sogno e rêverie. Grazie, Carla Stroppa!